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E' italiana la plastica
che salverà il mondo

ROMA Risolvere una volta per tutte il problema dell’inquinamento mondiale causato dalla plastica, nel pieno rispetto delle normative vigenti, senza cambiare le nostre abitudini quotidiane e senza alterare gli equilibri dei mercati.
  Un progetto ambizioso, quasi utopico, su cui un gruppo di imprenditori e manager italiani ha iniziato a lavorare e che diventerà realtà entro la fine di quest’anno a Pomezia, dove sorgerà il primo impianto di produzione.  Anche in vista dello stop deciso dalla Ue, a partire da 2021, all’utilizzo della plastica monouso a tutti i Paesi membri.  
Si chiama EarthBi la start up italiana “green” che ha brevettato un nuovo materiale plastico biobased e altamente biodegradabile, che non inquina perché si dissolve in breve tempo. Attraverso un brevetto sviluppato grazie ad uno studio realizzato in collaborazione con scienziati e chimici industriali italiani, il PLA  (acido polilattico) viene reso migliore, ampliandone le capacità di utilizzo e  rendendolo adatto a diversi processi produttivi, anche quelli più complessi. Potrà quindi essere utilizzato negli impianti dedicati alla lavorazione di plastica tradizionale senza modificare le linee produttive. La bioplastica Earthbi si ottiene utilizzando le biomasse derivate da scarti di produzione di origine naturale e può essere smaltita attraverso i normali processi di compostaggio.

La Blockchain
Non solo: nel processo di produzione viene utilizzata anche la Blockchain per «garantire trasparenza sulle caratteristiche tecniche del prodotto e tracciabilità», spiegano i produttori.  L’elemento di base è l’acido polilattico (Pla), ovvero, una plastica biodegradabile prodotta oggi da zucchero di canna o glucosio.
 
A regime

«Dalla prima linea di produzione della bioplastica in Italia, situata a Pomezia (Roma) – aggiungono- si passerà nei prossimi mesi allo sviluppo degli impianti in Slovenia, a Malta e in Bulgaria, per una capacità finale complessiva di circa 60.000 tonnellate all’anno di bioplastica».

 

«Un progetto nato tra ex manager che credono in un futuro più sostenibile»

ROMA «L’ispirazione per fondare EarthBi ci è stata data dalla constatazione che ai ritmi attuali l’economia diventerebbe presto insostenibile per il pianeta. Il mondo produce ogni anno 400 milioni di tonnellate di plastica, uno dei principali inquinanti del pianeta, in grado di resistere nell’ambiente per oltre 100 anni»: Mauro Pedretti è amministratore  e uno dei fondatori della EarhBi.
Come avete trasformato un sogno in realtà?
«Siamo un gruppo di persone che vengono da esperienze lavorative diverse: ci sono avvocati, ex manager, consulenti d’azienda. Nessuno di noi però prima aveva lavorato nella plastica. Ci ha accomunato un ragionamento: è impossibile sostituire tutta la plastica oggi utilizzata con altri materiali. Basti pensare che la plastica monouso rappresenta il 60% del totale, è quindi pari a 240 milioni di tonnellate prodotte ogni anno nel mondo».
La vostra bioplastica costerà molto di più ai produttori?
«Le posso assicurare che siamo altamente competitivi anche nei prezzi».
In che modo  avverrà la produzione?
«Noi produrremo nei nostri stabilimenti la bioplastica, che poi sarà fornita ai nostri clienti pronta per essere lavorata e trasformata in qualsiasi oggetto, proprio come avviene con la plastica tradizionale».

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