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Intervista a Marco Crotta: Advisor di EarthBi

Le risposte dell’Esperto Blockchain

In vista dei prossimi annunci ufficiali sugli sviluppi del progetto EarthBi, il nostro IEO AdvisorMarco Crotta, blockchain expert, risponde ad alcune domande per approfondire il tema della trasparenza e garanzia che la tecnologia blockchain è in grado di offrire alle aziende.

EarthBi, infatti, intende offrire ai propri clienti il beneficio derivante da una tracciabilità della bioplastica certificata su blockchain.

Marco Crotta EarthBi Advisor

Si sente parlare molto del ruolo di blockchain nei processi aziendali. Come descriveresti questa situazione?

Le aziende hanno finalmente iniziato a guardare alla Internet del 2020. Stanno iniziando a capire che c’è un fenomeno che non può più essere ignorato che porterà ad un cambiamento radicale del modo di fare business pari a quanto avvenuto dopo il 1990 col Web. Su questo, i parallelismi sono sbalorditivi.

Dopo un’iniziale diffidenza e presa di distanza da tecnologine troppo nuove, inventate da qualche nerd e che rompono in maniera netta col passato, si è iniziato a capire che, volenti o nolenti, queste stanno portando un cambiamento che ormai è già alle porte. Le aziende possono scegliere se essere parte di questo cambiamento (come ad esempio fece Amazon) o se essere lasciate indietro dal loro competitor che sta già studiando la blockchain.

Il cambiamento di cui stiamo parlando non è cosa da poco: è innanzitutto un cambiamento radicale di mentalità e di visione sul modo di comunicare, su cosa si comunica, su quale sia il vero valore e come si sposti. Si vanno a toccare punti fondamentali del business e non li si tocca affatto piano: sono piccoli terremoti che, comprensibilmente, non piacciono affatto a chi ha una posizione da difendere.

Ma panta rei, ed opporsi o ignorare la cosa è una mossa sbagliata.

La blockchain cambia tuttocostringe alla trasparenza, alla condivisione di alcuni dati ed alla conseguente assunzione di responsabilità su quanto si certifica (il famoso metterci la faccia). È, per questo, uno strumento che premia la trasparenza e, per certi versi, la meritocrazia. Non sorprende che i primi a trarne beneficio siano i piccoli produttori campioni dell’eccellenza che, dimostrando con la blockchain il loro valore rispetto ai giganti del commercio, hanno visto un incremento delle vendite.

Blockchain è, dunque, un cambiamento profondo anche a livello culturale e di pensiero. Molti di coloro che osteggiano questo cambiamento e che non accolgono questa tecnologia, semplicemente non sono pronti a cambiare punto di vista e mentalità.

 

Quanto è hype l’utilizzo di blockchain nei processi aziendali e quanto, invece, è tecnologia necessaria?

Affinché il processo o i dati registrati sulla blockchain siano una garanzia di trasparenza, è necessario che la blockchain sia trasparente. La blockchain vera per antonomasia è la prima, quella che ha dato il via a tutto quanto, ovvero quella di Bitcoin.

Questa blockchain, come quelle da essa derivate, ha una serie di attributi irrinunciabili: libera, aperta, senza gestori, senza barriere all’ingresso, senza informazioni nascoste, verificabileindipendentemente da chiunque… in poche parole PUBBLICA.

Solo queste tipologie di blockchain hanno un altissimo grado di affidabilità, di sicurezza e possono godere di due caratteristiche fondamentali utili al mondo aziendale: dare garanzia della non modificabilità del dato e conseguentemente dare garanzia di data certa alle informazioni registrate lungo la catena.

Esistono altri strumenti chiamati Distributed Ledger Technology o DLTtalvolta confusi (o fatti confondere?) con la blockchain più che altro per operazioni di marketing, tra cui le blockchain private. Queste strizzano purtroppo l’occhio a quelle aziende che, come dicevamo prima, non sono pronte a fare una vera crescita attraverso la vera blockchain, e usano così delle simil-blockchain che però… portano a dei simil-risultati.

Le blockchain private infatti, proprio per la propria natura privata e non trasparente, non possono dare tutte le garanzie che abbiamo elencato prima per quelle pubbliche.

Prendiamo il caso della tracciabilità della filiera. Lo scopo è (o almeno dovrebbe essere) quello di dare dati al pubblico, all’acquirente finale, o anche solo al mio cliente diretto.

È evidente che i dati registrati devono necessariamente essere pubblici, verificabili indipendentemente da chiunque (concorrenza, associazioni di consumatori e autorità incluse), incrociabili con altri, e soprattutto immutabili. Se così non fosse, la valenza sarebbe quella di un appunto scritto su un block notes.

Non solo, se il dato è scritto da una sola persona su un sistema privato a cui solo lui ha accesso, o se l’accesso è fornito solo ad un gruppo di aziende, o se non si ha modo di fare delle verifiche, allora l’intento è solo quello di cavalcare l’hype.

Utilizzando una blockchain pubblica si garantisce trasparenza di registrazione, il dato è utile e porta valore aggiunto. Ne deriva un guadagno in termini di immagine e, probabilmente, anche di posizioni di mercato, e stavolta non perché si cavalca una moda del momento senza averla capita (o sperando che altri non l’abbiano capita o studiata) ma perché si è iniziato a ragionare e lavorare coerentemente con la blockchain, cogliendone i frutti.

 

Il progetto EarthBi utilizzerà blockchain per la tracciabilità della bioplastica. Cosa significa?

Il prodotto EarthBi potrà essere il prodotto finito di una filiera o un suo semilavorato intermedio. Sarà possibile tracciare ogni lotto e sapere quantità, provenienza, destinazione di essi. Questo porta molti vantaggi diretti ed indiretti, soprattutto per clienti e consumatori.

Prendiamo ad esempio un produttore di giocattoli. Acquistando la materia prima da EarthBi avrà una serie di certificazioni al riguardo, e potrà, a questo punto, usarle come base di partenza a cui aggiungere tutte le certificazioni del suo prodotto finale. Queste saranno recuperabili da un QR Code apposto sull’etichetta del prodotto, o altro sistema, che permetterà al consumatore di ricevere una serie di informazioni su cosa sta acquistando.

Più la documentazione che si può fornire è completa e dettagliata, maggiori sono le garanzie che si danno.

 

Quali sono i vantaggi per un cliente nell’acquistare la bioplastica EarthBi certificata su blockchain rispetto ai competitors?

Partiamo dallo scopo principale: combattere l’inquinamento da rifiuti plastici fornendo un’alternativa che abbia impatto nullo o quasi sull’ambiente e che possa sostituire le attuali plastiche derivate dal petrolio. Per fare questo è necessario che quanti più produttori possibili si convertano all’utilizzo di bioplastica ed abbandonino i polimeri sintetici inquinanti.

Questo cambiamento è praticamente indolore ed immediato per qualsiasi produttore.

Tuttavia, alla base, esiste uno sforzo per le aziende che necessita di una motivazione più diretta ed immediata come potrebbe essere l’aumento delle vendite. In questo senso, EarthBi può essere un vantaggio, dato che sempre più persone sono sensibilizzate al problema dell’inquinamento e vogliono quindi poter scegliere un prodotto meno inquinante o con packaging bio.

Non solo, un’altra leva è data dalle leggi che vieteranno prossimamente la plastica monouso, quindi la certificazione del tipo di materiale utilizzato consente di mantenere inalterata la propria produzione senza rischio di eventuali sanzioni.

Affinché queste due spinte siano efficaci, è necessario che si possa distinguere chi fa uso di bioplastica e chi no. La garanzia più forte, trasparente e vincolante per i produttori è oggi rappresentata dalla tecnologia blockchain. Poter dimostrare al cliente, al consumatore e al legislatore che il proprio prodotto fa realmente uso di materiali bio ed alternativi alla plastica attraverso blockchain è quindi un vantaggio di unicità di EarthBi, sia in termini di prodotto, legalità, qualità sia anche di brand, posizionamento, marketing e di messaggio.

Infine, c’è da considerare che l’utilizzo di blockchain per la tracciabilità della filiera offre anche un vantaggio interno aziendale. Coloro che si dotano di questa tecnologia matureranno più attenzione nel controllare la propria produzione interna ed interconnessa con gli altri soggetti-produttori, trovando punti lungo la catena in cui dove apportare eventuali migliorie.

La blockchain per garantire la tracciabilità

EarthBi è realizzata attraverso processi di produzione che utilizzano anche la tecnologia blockchain per “garantire trasparenza sulle caratteristiche tecniche del prodotto e tracciabilità” hanno spiegato i founder del progetto EarthBi, promosso da Valore Holding Group, finalizzato a “ridurre l’inquinamento ambientale causato dalla plastica”. La tecnologia Blockchain permette di tracciare ogni lotto del prodotto e far conoscere quantità, provenienza, destinazione a clienti e consumatori.  “Dalla prima linea di produzione della bioplastica in Italia, situata a Pomezia (Roma) – fa sapere la società – si passerà nei prossimi mesi allo sviluppo degli impianti in Slovenia e a Malta, per una capacità finale complessiva di circa 60.000 tonnellate all’anno”.

Un nuovo materiale plastico

EarthBi è un nuovo materiale plastico a base biologica (biobased) e biodegradabile, prodotto utilizzando come materie prime biomasse derivanti da scarti di produzione di origine naturale e può essere smaltito attraverso i normali processi di compostaggio. L’elemento di base è l’acido polilattico (Pla), ovvero, una plastica biodegradabile prodotta oggi da zucchero di canna o glucosio.

Brevetto italiano

Grazie ad un brevetto, sviluppato in collaborazione “con scienziati ed università italiane”, il nuovo polimero “si adatta a diversi processi produttivi, anche quelli più complessi”, e “può essere utilizzato negli impianti dedicati alla lavorazione di plastica tradizionale senza modificare le linee produttive”.

I numeri

Secondo uno studio su dati Eurostat, l’Italia è nella lista dei maggiori esportatori di rifiuti plastici non riciclati, all’11° posto nella classifica mondiale. Nel 2018 ha spedito oltre confine circa 197 mila tonnellate di plastica, che, se non smaltita correttamente, finisce per inquinare mari, fiumi, terreni, quindi anche fauna marina e produzione agricola, con un serio pericolo per la salute dell’uomo attraverso gli alimenti che assume.  La scossa ecologista che sta scuotendo i consumatori e le istituzioni sta determinando una nuova coscienza verso questo problema. Una delle soluzioni proviene appunto dall’Italia.

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